E’ più facile, per chi desidera impegnarsi, avvicinare un poveretto. Il povero sa con maggiore umiltà accettare una parola, un aiuto, una presenza. Ma quando mi capita di accostare uno che non ha bisogno di niente? Che ha tutto? Che possiede tanto più di me? Già…andarci a mani vuote!

Ma se le mani sono vuote, occorre che sia pieno il cuore. Esiste una povertà del ricco, una povertà di amore, a volte, una povertà che si chiama solitudine, desolazione, anche disperazione, che è più povera di quella di uno che ha fame.

Qual’è, allora, il dono che io posso offrire: dono che non offende, non piove dall’alto, non ferisce né umilia?Non è forse la Speranza, che si traduce in comprensione, in simpatia, in cortesia: forse un sorriso, forse una stretta di mano, forse una cordiale attenzione?

Forse lo sbaglio sta nel fare una distinzione tra ricco e povero. Se io riesco a vedere in ognuno il “fratello”, se a ognuno apro il cuore per comprendere e patire insieme..oh, val la pena di cercare chi è nella sofferenza e portargli un po’ di Speranza!

Tratto dal volume “Brevi articoli di Germana Sommaruga sulla Speranza rivolti a chi assiste i sofferenti” – Biblioteca dell’Associazione “Amici Insieme conGermana”