Sono appena ritornata da un mese in Camerun e il cuore è pieno di gioia e di gratitudine per i frutti di bene che vedo crescere nelle persone.

Lo stile del servizio che abbiamo scelto è uno stile che vuole aiutare a far crescere in ogni persona la coscienza della sua responsabilità, la capacità di discernere e valutare i criteri a cui riferirsi per fare le scelte. Per questo non si fanno grandi progetti o realizzazioni, ma si aiutano le persone ad assumersi  i servizi e gli interventi che ognuna può portare, accompagnandole da un piccolo aiuto economico.

In questo modo ogni persona è spinta a guardarsi intorno, a “vedere” il bisogno dell’altro e pensare ciò che potrebbe fare per rispondervi.

L’impegno più grande è quello di realizzare incontri di formazione (prevalentemente rivolti alle donne e ai giovani) e a stabilire rapporti personali di dialogo, di amicizia, di ricerca, dando fiducia a piene mani, credendo nella buona volontà e nel desiderio di bene di ciascuno.

Ed è proprio questa fiducia che genera fiducia, che permette di far emergere tutte le ricchezze sepolte nel cuore, tutte le capacità che una persona per lo più non sapeva di avere.

Ed è questo il grande “dono” di ogni viaggio: incontrare le persone ed accorgersi che crescono in impegno, responsabilità, in amore gratuito.

Gli interventi sono spesso rivolti a situazioni di bisogno, in particolare a bambini con handicap perché in una situazione in cui spesso le famiglie non hanno la possibilità di far studiare i figli e in una cultura dove si tende a colpevolizzare e nascondere il “diverso”, vogliamo affermare il valore, la dignità e le capacità di bambini ciechi, sordi, motulesi, epilettici.

Come potrei non restare in ammirazione di tante persone meravigliose?

  • Victor, sordo da quando aveva 16 anni, che ha scoperto il senso della sua vita nel mettere in piedi e gestire una scuola per bambini sordi (ora sono 25, con 4 insegnanti) che va a scovare nei villaggi e che spesso deve pure mantenere perché i genitori sono ben contenti di togliersi questo “peso”

  • Romain, cieco, e Samuel, poliomielitico, che io chiamo “la coppia più bella del mondo” perché Romain spinge la carrozzina di Samuel che gli indica la strada. Insieme raccolgono in una piccola casa, i bambini ciechi o motulesi per dare ripetizioni dopo la scuola, hanno organizzato un piccolo allevamento e un mulino per il mais per ragazzi con handicap che non frequentano più la scuola, hanno coinvolto i genitori a fabbricare sapone, a fare cesti, a coltivare per autofinanziare il gruppo

  • Marie, una nonna che gira per il quartiere per sensibilizzare i genitori a mandare a scuola i figli e segue in particolare quelli con handicap, curando i tempi di iscrizione, la frequenza alla scuola, i risultati trimestrali…. aiutando con l’aiuto ricevuto le situazioni più difficili

  • Judith, Thérèse, Brigitte, Agnes e molte altre che usano il loro tempo libero per visitare i malati abbandonati nelle loro case, per far loro sentire che valgono e che sono amati; li lavano, li accudiscono, a volte portano da mangiare, a volte chiedono aiuto per poter pagare medicine o esami che la famiglia non è in grado di pagare.

  • Thérèsita che collabora nella sensibilizzazione dei giovani nella lotta contro l’AIDS, e delle famiglie per spiegare la prevenzione della malaria, delle malattie infettive

  • Hedvige che raccoglie da 40 anni bambini e ragazzi ciechi, in una “casa” che io chiamo “l’arca di Noè” tanto è disordinata, ma dove i ciechi si sentono davvero a casa e dove ritornano anche quando sono grandi; li accompagna a fare concerti (suonano e cantano) e a giocare a pallone (con palloni sonori), segue la scuola, ma soprattutto li ama. E’già molto avanti negli anni e tutti le dicono che deve formare qualcuno che continui la sua “casa”, il suo “foyer”: e lei risponde semplicemente: “come posso formare ad amare? bisogna venire con cuore e poi si può imparare.”

Potrei continuare a lungo perché in 20 anni molte persone sono passate negli incontri, nelle sessioni di sensibilizzazione sul valore della persona o sulla ricerca della pace, sulle opere di misericordia o sulla sessualità, sulla coscienza o la responsabilità.

Certo è fondamentale la continuità e la gratuità del dialogo, la fiducia donata e ricevuta.

E’ questo il dono più bello che riporto ogni volta e di cui non posso che ringraziare lo Spirito Santo che opera nel cuore delle persone e genera amore.

La testimonianza di Luisa, Missionaria degli Infermi, di ritorno dal Vietnam:

“Carissimi amici,

eccoci di nuovo insieme per il nostro appuntamento annuale di riflessione e di condivisone di un’esperienza, quella vietnamita, che si fa sempre più intensa e ricca di emozioni, incontri, relazioni, ma anche di domande, di problemi aperti, di desideri e di attese che non sempre riescono a trovare risposta se non in un grande abbraccio universale, in cui cerchiamo di sintonizzare cuori, menti, risorse.

Sono partita per il Vietnam il 22 gennaio 2016 con Francesce e Gabriella e sono tornata  il 1° marzo 2016. Il 2015 ha segnato una tappa importante: 20 anni di presenza dell’Istituto in Vietnam!

E’ davvero un lungo percorso, ritmato da eventi, storie, vissuti. Certamente in tutti questi anni ci sono stati tanti cambiamenti: sta cambiando la storia, il tessuto socio-culturale, religioso, politico-economico ed ambientale di molte realtà locali.

Il processo di globalizzazione ha coinvolto, e qualche volta travolto, sempre di più tutti i paesi e tutte le persone e, se da un lato ci ha permesso un avvicinamento in tempo reale, dall’altro ha aperto ed evidenziato nuovi problemi tra cui l’affermarsi di un sistema economico dove i pochi ricchi sono sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri.

In questo contesto osare la speranza è crescere nella convinzione che INSIEME si può progettare, si può cambiare rotta, si possono aprire percorsi alternativi a favore dell’uomo, di tutto l’uomo, di tutti gli uomini. Il nostro osare sta cercando di incarnarsi sempre di più in un Paese concreto: il Vietnam, rifondando la nostra scelta di stare accanto, con discrezione, attenzione e partecipazione, a questo popolo straordinario che, nonostante una lunga e dolorosa storia di sofferenze e di precarietà, è ancora capace di SPERARE.

Considerata la vastità dei bisogni e delle richieste di aiuto, ci è parso opportuno focalizzare la nostra attenzione su tre categorie di persone: bambini, malati, anziani.  Ecco, quindi, una breve presentazione dei progetti attuati: alcuni già avviati negli anni precedenti, altri nuovi.

– 58 adozioni a distanza, 11 in un villaggio del Sud Ovest sul delta del Me Kong e 46 in due villaggi montagnards degli Altipiani Centrali. Ogni anno qualche ragazzo/a per diversi motivi (di salute o di difficoltà di apprendimento o per aiutare la famiglia nei campi) lascia la scuola; altri riescono a finire il baccalaureato (la maturità) e qualcuno in più inizia ad andare all’Università; quest’anno alcuni hanno addirittura terminato l’Università e stanno già lavorando, questo ci dà speranza e gioia nel continuare!

– 1 adozione di gruppo in un villaggio di montagnards degli Altipiani Centrali, in cui il governo locale non ha più permesso alle suore di ospitare come pensionanti le numerose ragazze dei villaggi più interni, per permettere loro di continuare ad andare a scuola; la situazione non si è ancora sbloccata, ma cerchiamo di rimanere disponibili nel continuare a sostenerle!

– 3 dispensari, uno in un villaggio montagnard a nord di Ho Chi Ming, in cui, oltre all’acquisto di medicine per bambini, persone anziane, sole, malate, si stanno sostenendo le spese scolastiche per i bambini più poveri, l’acquisto di riso per famiglie numerose e povere, visite mediche e ricoveri in ospedale per i malati più gravi; due  nel Sud, sul delta del Me Kong, in cui medici e infermieri volontari continuano a prestare il loro servizio soprattutto ai tanti malati poveri, che non potrebbero curarsi in nessun modo e tanto meno andare in ospedale. Infermieri e medici mettono a disposizione tempo, energie, professionalità, noi facciamo in modo che possano rifornirsi di tutti i farmaci necessari, considerando che il numero delle  persone è in continuo aumento: vengono da villaggi anche molto lontani

–  Un centro in cui una copia di medici con alcuni collaboratori si impegnano a visitare, fornire medicine (spesso anche cibo), visitare a domicilio malati poveri, particolarmente gravi o immobilizzati; questa equipe si occupa in particolare di educazione sanitaria e prevenzione per giovani sieropositivi, malati di AID e lebbrosi  presenti in due zone diverse, una non lontano da Ho Chi Ming, l’altra negli Altipiani centrali: molti di questi malati  non possono lavorare, per cui, oltre alle cure mediche, necessitano di un sostegno per vivere loro e le loro famiglie.

– Un centro per tossicodipendenti ed un centro di rieducazione di circa 300 ragazze cadute nella prostituzione: cibo, cure mediche, latte per le ragazze che hanno bimbi piccoli e per qualcuno, corsi di avviamento ad una professione, per non ritrovarsi di nuovo sulla strada, una volta usciti da questi centri.

–  Piccoli sostegni a singole persone o a famiglie in difficoltà, sia di tipo sanitario  che  economico. Le due esperienze di microcredito, entrambe nel Sud stanno procedendo: è sempre sorprendente la serietà e l’onestà con cui le persone/famiglie che ricevono prestiti restituiscono il denaro nei tempi previsti, talvolta aggiungendo qualcosa in più perché anche altri possano usufruire della stessa possibilità.