“Di nuovo sono  in partenza per il Cameroun a fine dicembre, per un mese. E’ ormai un appuntamento che si ripete due volte l’anno da circa 20 anni.

Non si tratta di fare grandi attività  ma semplicemente di stabilire rapporti con le persone per vivere insieme la ricerca dei piccoli (o grandi?) gesti che nella vita di tutti i giorni possono essere segno di fraternità, di aiuto disinteressato, di attenzione soprattutto ai piccoli.

Ciò che mi affascina è proprio questo accorgermi che il primo messaggio da far trasparire è la certezza che vale la pena di sperare, che insieme possiamo credere al valore della fraternità universale, al valore dei piccoli e dei deboli, al valore dell’onestà e della giustizia, anche quando non sono riconosciute dalla società. E questo apre alla speranza e la sostiene.

E’ quindi soprattutto un lavoro di formazione, di accompagnamento perché le persone riescano, nel loro ambiente, a essere questo segno di amore e di speranza.

Mi sposterò in 4 città dove sono presenti persone con le quali si è iniziato a parlare di speranza e a sperare concretamente…ci confronteremo sul valore della donna nella società/cultura africana , sul senso della laicità, sulle opere di misericordia, la sessualità, la speranza, il valore e l’uso del denaro, la pace, la sofferenza, la paura, la conoscenza di sé,……Lentamente ogni persona ha cominciato a cercare come tradurre nel concreto questi valori: la sarta raccoglie ragazzine dalla strada per insegnare a cucire… la nonna  sensibilizza i genitori a mandare a scuola anche i bimbi con handicap, la contadina accoglie nella sua casa persone in difficoltà, un ragazzo sordo ha aperto una piccola scuola per ragazzini sordi e un ragazzo cieco raccoglie ragazzini ciechi dopo la scuola per aiutarli nello studio, alcuni si dedicano a vistare malati, altri cercano semplicemente di vivere la loro vita di famiglia e di lavoro secondo questa spiritualità…….

Alcune giovani o donne hanno scelto di vivere una consacrazione personale nell’Istituto secolare Missionarie degli Infermi, altri sono diventati referenti dell’Associazione CAMS che sostiene e accompagna anche economicamente il loro impegno e i loro interventi; con tutti, al di là di impegni diretti c’è un rapporto di amicizia, di stima reciproca che supera le differenze di razza, età, sesso, situazioni concrete….

Per questo sono contenta di continuare questa attività, fino a quando mi sarà possibile   Anna…”