Com’è facile chiudersi in un piccolo guscio! Ognuno che sia capace di riflessione sa che è questa una realtà quotidiana (anche nelle persone più generose, forse?!). Ma può, una persona “impegnata”, concedersi il “lusso” di rintanarsi nel proprio piccolo guscio? Di portare il proprio malcontento nel mondo che frequenta? Di ricordarsi dei propri guai personali anche quando l’amore la chiama a un dono gratuito di speranza?.

O piuttosto sappiamo per esperienza propria che ogni volta che ci si dimentica di sé per far proprio il patimento altrui e confortarlo, così da offrire a chi soffre un dono di serenità, di pace e di speranza, ogni volta risorge in noi il filo di luce e di fiducia?

Facciamo nostre le parole di Sana Caterina:

“Invece di rattristarci

perché le rose hanno le spine,

rallegrati

che sulle spine fioriscano le rose!”

Uscire dal proprio mondo piccolo ed entrare nel mondo grande della sofferenza altrui, nello sforzo di liberare o almeno rasserenare il fratello malato, infermo, anziano, handicappato o comunque sofferente, aprendo anche a lui nuovi orizzonti, schiudendolo ad un mondo più vasto, aiutandolo ad essere attento anche lui a chi soffre come o più di lui, mostrandogli che nel mondo esistono anche per lui mille altri interessi: non è forse questo il più vero dono di amore e di speranza?

Questo è il dono che ciascuno di noi potrà fare a chi assiste: con tatto, con discrezione e a volte con audacia gli aprirà il mondo immenso degli uomini, il mondo dei valori dello spirito…

Non si limiti dunque nel suo guscio piccolo chi si sa chiamato ad un grande ideale!

Tratto da “Brevi articoli di Germana Sommaruga sulla Speranza rivolti a chi assiste i sofferenti” – Biblioteca “Amici Insieme con Germana”.