Da quando ho deciso di incontrare ed aiutare i sofferenti molte cose sono cambiate nella mia vita: lo sforzo continuo per offrire speranza a chi soffre e vado a visitare mi procura nel profondo un qualcosa che non esito a chiamare gioia. Pensare che anche nella sofferenza esiste una possibilità di speranza: giungere alla certezza che, per donare speranza, io sono invitata a sperare; cercare in Cristo questa speranza, non solo, ma cercarla anche nelle realtà piccole e grandi della vita; tentare di diffonderla attorno a me, nella mia famiglia, in mio marito e nei miei figli adolescenti; portarla anche al di là della mia casa: ebbene, tutto questo è un dono di gioia interiore che gratuitamente io ricevo.

Ma non lo ricevo solamente per me. Ogni dono di speranza e di gioia diffondendosi negli altri si moltiplica. Anche i miei ragazzi non mi riconoscono più e a sera, quando torno a casa dopo aver compiuto la mia “missione” essi se ne accorgono e me lo dicono. La più piccola ha esclamato giorni fa: “Mamma, quando sarò grande potrò accompagnarti?!”. Mio marito è un po’ geloso: “Sei dunque più felice quando sei fuori casa di quando sei con noi?!”. Io rido e anche lui sorride. E si lascia contagiare dalla mia gioia e dalla mia speranza.

Una esperienza che invita a pensare!

Testimonianza tratta dal volume “Brevi articoli di Germana Sommaruga sulla Speranza rivolti a chi assiste i sofferenti” – Biblioteca dell’Associazione “Amici di Germana”