Credo che Gesù per primo ci ha dato uno splendido esempio pratico di esercizio della nostra missione di speranza. Nell’episodio della morte del figlio della vedova di Naim, Gesù dice alla donna “Non piangere”. Questo invito è per me bellissimo perché fa sentire tutta la speranza che c’è dietro quella sofferenza.

Il fine di questa nostra missione di speranza è Cristo stesso, che prima di noi ha esplicitato questa missione durante la sua vita pubblica.

Quello che è indispensabile per realizzare questa chiamata del Signore è che egli mi renda sempre disponibile a trasmettere la carità là dove il Signore mi conduce; è che devo essere io per prima animata dalla speranza per poterla portare a chi è nella sofferenza fisica, morale o spirituale. La speranza che è dono di Dio e che diventa conforto per tutti coloro che accostiamo.

La nostra missione, quindi, è strettamente collegata alla speranza, e sono certa che Dio s’impegna a sostenere ed arricchire con i suoi doni ogni creatura che desidera esserne portatrice. Una missione che è fonte di gioia per chi dona e per chi riceve; un balsamo e un conforto per ogni dolore.

Pierina, MdI – Roma