Dal 10 al 14 Marzo 2019 si è svolto a Roma il primo incontro della Famiglia Carismatica Camilliana a cui hanno partecipato:

  • l’ordine religioso maschile dei Ministri degli Infermi (Camilliani)
  • tre congregazioni femminili: le Figlie di San Camillo, le Ministre degli Infermi di San Camillo, le Ancelle dell’Incarnazione
  • tre Istituti Secolari femminili: le Missionarie degli Infermi Cristo Speranza, l’Istituto Stella Maris (Brasile), l’Istituto Kamillianischen Schwestern – Camillian Sisters
  • un’organizzazione laicale, la Famiglia Camilliana Laica.

 

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Sono stati giorni intensi di ascolto e di condivisione, nella gioia di ritrovarsi insieme a riscoprire la bellezza e l’attualità del carisma camilliano e nel provare a dirci come possiamo e protremo essere sempre più fedeli allo spirito di San Camillo nei mondi che abitiamo, nelle culture a cui apparteniamo, nelle fasi della vita che attraversiamo.

Raccogliamo qui i contributi di alcune MdI che hanno preso parte all’incontro e che, dalla prospettiva della secolarità consacrata, hanno condiviso con i partecipanti alcune riflessioni su:

–  dinamiche fra culture, fra generazioni e fra generi all’interno del proprio Istituto

–  criteri di formazione al carisma camilliano

–  caratteristiche della consacrazione secolare.

 

Per la consultazione di altri materiali relativi all’incontro, utilizzare i seguenti link:

https://www.camilliani.org/
– Intervento di Sr. Carmen da Ros (https://www.camilliani.org/incontro-della-famiglia-carismatica-camilliana-le-relazioni-fra-di-noi-oltre-ogni-barriera-linterculturalita/)
– Intervento del dottor G. cervellera (https://www.camilliani.org/chiesa-e-laici-nel-mondo-della-salute-ambito-di-profezia-per-la-famiglia-carismatica-camilliana-dott-gianni-cervellera/)
– Saluto iniziale del Generale dei Camilliani P. pessini (https://www.camilliani.org/incontro-della-famiglia-carismatica-camilliana-saluto-iniziale-del-superiore-generale/)

– Messaggio conclusivo dell’incontro (https://www.camilliani.org/incontro-famiglia-carismatica-messaggio-conclusivo

 

Il carisma degli Istituti Secolari

Prima di presentare il carisma specifico dei due Istituti Secolari (I.S.) presenti in questo raduno che vivono la spiritualità di San Camillo, cioè le Kamillianischen Schwestern e le Missionarie degli Infermi “Cristo Speranza”, penso sia importante presentare in cosa consiste il carisma degli Istituti Secolari.

Gli I.S. sono nati dal cuore della Chiesa nel 1947 con il Documento Provida Mater Ecclesia che riconosceva la Consacrazione Secolare; cioè riconosceva che laici e laiche potevano, pur restando nel mondo, vivere pienamente la consacrazione, fino ad allora ritenuta possibile solo nella modalità religiosa.

Si tratta di una consacrazione piena, totale, per sempre, vissuta con l’impegno dei Consigli Evangelici di castità, obbedienza e povertà, evidentemente nella modalità laicale.

Il carisma specifico degli I.S. è quindi l’unità inscindibile di due elementi: la Consacrazione e la Secolarità.

La Congregazione per la Vita Consacrata, nel 2017, in occasione dei 70 anni della promulgazione di Provida Mater Ecclesia, ha preparato un documento da inviare a tutti i Vescovi del mondo per esprimere e rafforzare l’identità degli I.S.

Il Papa stesso disse in quell’occasione che la Chiesa nel 1947 aveva concepito un atto rivoluzionario di grande coraggio, dando vita e riconoscimento ad una vocazione di laicità consacrata che rompeva e superava tutti gli schemi precedenti.

Da allora quando si parla di Vita Consacrata, si deve tener ben presente che esistono due forme:

  • La vita consacrata religiosa con le sue caratteristiche di segno con la comunità, le opere o azioni specificatamente più intra-ecclesiali
  • La vita consacrata secolare con le sue caratteristiche di vita in diaspora, di presenza nelle realtà sociali, di lavoro, di ambiente più diverse.

L’identità degli Istituti Secolari è quindi la consacrazione secolare: secolarità e consacrazione reciprocamente si illuminano.

San Paolo VI così si è espresso: “L’anima di ogni I.S. è stata l’ansia profonda di una sintesi, l’anelito all’affermazione simultanea di due caratteristiche: la piena consacrazione della vita secondo i Consigli Evangelici e la piena responsabilità di una presenza e un’azione trasformatrice dal dentro del mondo”.

La secolarità ci spinge ad essere dentro tutte le realtà e situazioni, per vivere come ogni laico tutte le difficoltà, partecipando dal di dentro alla ricerca del bene comune, nel lavoro e nella fatica quotidiana. Questa presenza, radicata nel mistero dell’Incarnazione, di un Dio fatto uomo, vuole testimoniare che il Vangelo può essere vissuto in un qualunque ambiente e condizione di vita; e vuole collaborare e far emergere tutte le possibilità evangeliche spesso nascoste, ma già operanti nel mondo.

La secolarità dà forma evidentemente anche al modo di vivere la castità, la povertà e l’obbedienza, in una spiritualità laicale.

La secolarità implica anche la mancanza di vita comunitaria e di opere comuni; ciascuna/o laico consacrato si impegna dunque secondo le necessità degli ambienti in cui vive dove è chiamata/o a testimoniare in maniera viva e credibile il Vangelo.

Non avere vita comunitaria non significa però non vivere lo spirito di comunione. Siamo infatti legate/da un carisma comunitario che si esprime nella Costituzione e che ci invita a vivere la comunione fraterna quale:

– luogo per trovare sostegno nelle difficoltà della vita

– luogo di formazione continua e permanente attraverso periodici e regolari incontri di gruppo

–  luogo di aiuto e di verifica della fedeltà nel cammino di consacrazione.

Anna – Missionaria degli Infermi Cristo Speranza

 

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Come viene vissuto ed approfondito il tema dell’interculturalità nell’Istituto Secolare Missionarie degli Infermi Cristo Speranza.

Faccio riferimento alla relazione di questa mattina di suor Carmen, e segnatamente nel punto in cui parla di acquisire “atteggiamenti” fondamentali per vivere questo valore .

Atteggiamenti quindi, che si basano su tre pilastri, che sono:

  • Il riconoscimento delle altre culture.
  • Il rispetto per le differenze culturali
  • La promozione di una sana interazione tra culture.  

Nell’istituto, proprio per la sua caratteristica di secolarità, ciascuna vive nel proprio Paese, nella propria realtà. Il percorso sarà di promuovere, favorire e incarnare il carisma e la spiritualità proprie dell’istituto, nella secolarità.

L’istituto è nato e il primo riconoscimento è avvenuto nella Diocesi di Cremona nel 1948. E’ un istituto universale, diffuso in 13 Paesi.  Ciò che siamo e viviamo, fin dai primi anni di vita dell’istituto, è la gioia e l’impegno di guardare al mondo, di far conoscere il Vangelo, e insieme la nostra vocazione, attente e disponibili ad accogliere le domande che ci vengono rivolte.                        Molto presto l’istituto ha iniziato a diffondersi. Le prime missionarie sono partite per il Brasile, e per una località molto povera, l’Amazzonia, rispondendo ad una richiesta di altro genere, che si è concretizzata con l’invio di persone. Germana infatti aveva letto su un quotidiano italiano, il “Corriere della sera”, un articolo nel quale si chiedeva “un  aereo” che potesse muoversi lungo il Rio delle amazzoni e portare aiuto alle popolazioni in luoghi altrimenti irraggiungibili. Germana rispose di non avere la possibilità di un aereo, ma che avrebbe potuto offrire delle infermiere che si prendessero cura dei malati lungo il grande fiume. Così, nell’ottobre 1962, nel giorno di apertura del Concilio Vaticano II partirono le prime missionarie, che per molti anni svolsero il loro servizio in Amazzonia a Rio Branco, in un lebbrosario

Come avviene il contatto, la conoscenza con persone di altre culture che sono in ricerca, avendo conosciuto, attraverso modalità disparate, l’esistenza degli Istituti Secolari e desiderando conoscere maggiormente, approcciando questa esperienza ancora “giovane” nella Chiesa? Siamo quasi sempre “invitate”  ad andare a conoscere, chiamate da un Vescovo, da qualche sacerdote; oggi, con i mezzi di comunicazione veloci e ampi, è facile venire a conoscenza di diverse esperienze di vita, e ci sono giovani che contattano l’Istituto attraverso il sito internet, esprimendo la propria richiesta. Negli anni scorsi, missionarie europee si sono recate per un servizio missionario temporaneo in alcuni Paesi,  inserendosi nella comunità sociale ed ecclesiale in uno specifico ambito professionale.

Il cammino formativo: avviene attraverso il dialogo, lo scambio frequente. Uno scambio epistolare, via internet, e con incontri con la missionaria responsabile. Quando inizia una o più persone la conoscenza dell’istituto, e il cammino formativo, l’esperienza dell’Istituto è di affidare la realtà nascente a due missionarie che, insieme, accompagnano nella formazione e che si aiutano e confrontano. Le missionarie responsabili cercano, in ogni modo, oltre alla conoscenza e all’accompagnamento delle persone, di conoscere la cultura del paese, della realtà, la presenza e la vita della Chiesa, la situazione della donna, la possibilità di vivere la secolarità. Vi sono incontri comunitari annuali, o anche due volte l’anno, con le responsabili e la comunità-istituto.

All’inizio le realtà che nascono e sono presenti in un Paese sono chiamate “fondazioni” che tendono a crescere e svilupparsi, fino a riuscire a costituirsi in gruppo via via sempre più autonomo, capace di reggersi con le forse esistenti nella loro realtà.

Sottolineature personali, con qualche criticità che sento presente:

  • Istituto patrimonio universale, certamente, ma pur sempre con una certa vena di egemonia (almeno fino ad ora) della sede-madre europea ed italiana. La fatica di lasciar andare i figli anche se adulti …
  • Rispetto delle differenze culturali è senz’altro esperienza condivisa. Ma domando: questo rispetto è sufficiente ad esprimere l’interculturalità o stiamo vivendo una multiculturalità e in cammino verso … ?
  • Sentiamo di essere in cammino, ma impegnate per questo; un esempio mi pare possa essere l’incontro internazionale che abbiamo vissuto lo scorso ottobre. Eravamo presenti missionarie da tutto il mondo, e l’intento di chi ha progettato questo era proprio quello di “metterci in ascolto” delle missionarie provenienti dai diversi Paesi. La traccia di tema che ci ha guidato nei giorni è stato dal documento “Consacrazione e secolarità” della Congregazione per la vita consacrata. Un passo importante anche nel senso della condivisione delle culture è di riconoscere che abbiamo bisogno di ascoltare chi ha meno voce in capitolo, e di ascoltarci reciprocamente, per progettare insieme il futuro .
  • Un episodio che mi sembra molto bello che accolgo e condivido ci viene dall’Africa: qualche mese fa una missionaria del Camerun ha affidato alla responsabile una striscia ricamata, da portare al Papa Francesco (non sapendo che molto presto ci sarebbe stata questa opportunità), con queste parole più o meno: “ questa striscia da regalare al Papa, perché quando è molto stanco e affaticato, possa appoggiare la testa su questa striscia, e sentire, ricevere tutto l’amore e la preghiera dell’Africa”.

Credo che ogni sforzo, ogni passo, ogni opportunità costruisca e apra un cammino nella speranza!

Rosabianca  – Missionaria degli Infermi Cristo-Speranza

 

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