Anche queste ore non mancano. A che serve tornare da un malato che pare estraneo a ogni espressione di carità? A che serve riavvicinare questo giovane che pare deciso a non uscire dalla propria difficoltà, e ci accoglie ogni volta con animo beffardo? A che serve tornare regolarmente a imboccare questo vecchietto che non capisce quasi più nulla e non sa dire un minuscolo grazie?

Già, a che serve? Anche Gesù ha sentito tutto il peso dell’inutilità del Suo Sangue per tanti; ma ha continuato a dire: “Venite a me voi tutti che siete stanchi ed oppressi, e vi conforterò”. Ha continuato ad avvicinare malati e sofferenti e peccatori e per ognuno ha trovato sempre una parola adatta: oggi, la parola che ieri non sarebbe stata ascoltata e che oggi, miracolo, apporta conforto e speranza!

No, mai scoraggiarmi! Mai perdere, io, la speranza! Anzi, nell’ora più ardua e difficile, accrescere la fiducia, il coraggio. L'”uomo” non teme le cose difficili: teme solo quelle impossibili, anche se poi fa in modo di renderle possibili. E’ il miracolo che scaturisce dall’amore e reclama grande speranza!

Tratto da “Brevi articoli di Germana Sommaruga sulla Speranza rivolti a chi assiste i sofferenti” – Biblioteca “Amici Insieme con Germana”.