Questa preghiera che Germana Sommaruga invia ad una Comunità Familiare, nell’ultima fase della sua vita, bene ne raccoglie l’ispirazione, il percorso e la dinamica interiore.

Le date che racchiudono la vita di Germana Sommaruga, 25 maggio 1914 – 4 ottobre 1995, misurano l’estensione che abbraccia il cosiddetto secolo breve, denso di trasformazioni sociali ed ecclesiali. Germana ne è partecipe e testimone, in una misura alta di santità tanto più autentica quanto più vissuta nel riserbo, nella trama quotidiana di una presenza discreta (…).

E chi è dunque questa donna che corrisponde e collabora con vescovi, cardinali e pontefici, che parla abitualmente a Radio Vaticana e contemporaneamente vive una secolarità esigente fino al nascondimento? (…). L’infanzia e l’adolescenza di Germana sono segnate profondamente dal dolore e dalla malattia; la guerra e la perdita della mamma in tenera età, sono eventi che la segnano profondamente (…) e che la portano a sviluppare, in un lungo percorso personale, un’attrazione particolare per la figura di San Camillo (….).

Attraversando diversi luoghi e diversi contesti inizia a collaborare nel 1936 con i Ministri degli Infermi. Ed è con l’aiuto e con la guida di alcuni di loro che fonda la “Familietta” che diventa poi  l’Istituto Secolare Missionarie degli Infermi Cristo Speranza. Considerando che la Provvida Mater Ecclesia, documento ufficiale che da il via agli Istituti Secolari, risale al 1947 è facile comprendere che Germana e tutti coloro che l’hanno seguita nella fase di prima fondazione del suo istituto, hanno in qualche modo anticipato i segni dei tempi.(…)

Germana respira le novità profonde della sua epoca, in particolare quelle  fatte proprie dal Concilio Vaticano II ed arriva ad elaborare una nuova dimensione dei tratti fondanti della sua  spiritualità quali la visione cristiana della sofferenza, la penitenza e l’espiazione. E tutto senza mai rinnegare la tradizione ma nutrendola di nuovi atteggiamenti e contenuti quali l’abbandono profondo nelle mani del Padre, la solidarietà, l’ascolto. Tutto questo lavorio interiore, sostenuto dalla preghiera personale e dal confronto, porta Germana a decidere di cambiare il nome all’Istituto da lei fondato che diventa Missionarie degli Infermi Cristo Speranza. Scriverà Germana, nell’età matura, commentando le Costituzioni dell’Istituto da lei fondato: “[…] la carità delle nostre sorelle ci aiuterà a vivere nella speranza, ad accettare umilmente la fragilità, a cogliere in noi e attorno a noi ogni valore..”.

E riguardo all’abbandono, Germana dice: “…Siamo convinte che non possiamo consacrarci se lo Spirito non ci consacra, perciò vogliamo abbandonarci allo Spirito in modo attivo dandogli la nostra collaborazione: lo Spirito svilupperà in noi i doni del battesimo, ci formerà allo spirito delle beatitudini, ci aiuterà a vivere il Vangelo…Gli chiediamo di renderci umili, semplici, docili alle sue esigenze tra le mani del Padre per la vita e per la morte. Ed è questo amore che ci spinge a dire come gesto di suprema fiducia: Eccomi!”. E’ dunque a partite dall’abbandono fiducioso nelle mani del Padre che Germana trae la forza per accoglie le sfide della secolarità: “…Calate nelle realtà umane più concrete, gomito a gomito con gli uomini del nostro tempo, sappiamo qual’è la prepotenza del peccato nel mondo…Perciò, fatte con Cristo voce di ogni creatura, presentiamo all’amore misericordioso di Dio ogni realtà umana compreso il peccato; ci associamo alla redenzione di Cristo in uno sforzo di speranza…chiediamo perdono al Padre e a tutti gli uomini nel perdono che Cristo ci concede, in una continua conversione.

Germana fino all’ultimo minuto di vita vive una fede esigente, una fede che nei dialoghi più personali conosce e manifesta la prova dell’interrogazione radicale, dell’abbandono, della notte oscura potremmo dire…una ricerca ed un interrogarsi sulla propria risposta di fede che però non spiazza chi a lei si rivolge, perché a costoro Germana riesce sempre e comunque a comunicare la benevolenza del Padre.

Tratto dalla testimonianza della teologa Cristina Simonelli, il giorno della chiusura della fase diocesana della Causa di beatificazione di Germana Sommaruga – Verona, 20 ottobre 2014.