Abito in un quartiere a trenta minuti dalla città di Buenos Aires, capitale dell’Argentina, che si chiama Don Bosco; il quartiere prende il nome dalla comunità di San Giovanni Bosco che ottantan’anni fa collaborò alla sua urbanizzazione sociale ed ecclesiale.

Il quartiere di Don Bosco è un luogo nel quale, oggi, sono riunite tutte le classi sociali: alta, media, bassa, povera, poverissima. All’inizio era un quartiere residenziale, ma con il passare del tempo, si sono aggiunti abitanti provenienti da altre provincie argentine come pure da altri paesi sudamericani confinanti (Bolivia, Cile, Paraguay, Perù, Uruguay e, di recente, dalla Colombia e dal Venezuela), in fuga da tensioni sociali e politiche. Nel raggio di 10 chilometri esistono 5 parrocchie dalle quali dipendono 6 cappelle. Ci sono pochi cattolici mentre hanno guadagnato terreno gli evangelici, i testimoni di Geova, i mormoni, ecc..; le necessità sono di ogni tipo: economiche, sociali, spirituali.

Da quando ho iniziato il mio cammino nell’Istituto Missionarie degli Infermi Cristo Speranza ho sempre cercato di testimoniare Cristo Nostra Speranza in ogni circostanza della vita: fra i miei compagni di studio e di lavoro (ero contabile presso una società multinazionale), fra i fratelli svantaggiati della periferie, visitando i malati ed i ricoverati e portando loro l’eucarestia. Mi accompagna giorno per giorno l’invito, contenuto nelle nostre Costituzioni, a vivere la missione con fedeltà e costanza, anche a costo di qualche sacrificio, in spirito di comunione e corresponsabilità con le altre Missionarie. E così giorno dopo giorno, a Don Bosco, cerco di mettermi in ascolto di tutte le situazioni di sofferenza che riflettono i volti di tante persone che Dio mette sulla mia strada; è posando il mio sguardo negli occhi di questi fratelli che torna costante e sempre più forte in me il desiderio di trasmettere loro la vera Speranza che è Cristo!

Adelina, Mdi Argentina