Gender è termine inglese che sta per genere (in italiano il termine genere è riferito principalmente all’identità di genere cioè alla percezione di sè come uomo o donna).

Gender (inglese) non è sinonimo di sesso: è un termine allargato che include sessualità, personalità, condizione sociale, dinamica delle relazioni collettive. In particolare può riferirsi a un dato fisico (sesso biologico) nelle sue componenti genetiche, somatiche, ormonali ma anche all’identità di genere cioè alla percezione di sé, in accordo o meno con il proprio sesso biologico.

Esiste una questione del gender che emerge nel momento in cui, rileggendo il vissuto delle persone appare chiaro che il modello sociale di maschilità e femminilità a cui si rifanno i singoli è condizionato dalla storia e dalla cultura collettiva. Ne consegue come doverosa una riflessione antropologica e, non ultimo, teologica, che tenga conto del fatto che concorrono a formare l’identità di genere sia elementi biologici che socio – culturali.

La questione del gender nasce da molto lontano: dalle lotte per l’emancipazione femminile, con la critica alla società patriarcale. Prigioniere di regole di comportamento che circoscrivevano le loro funzioni sociali in ordine al compito di procreazione e custodia della famiglia, le donne del secondo dopoguerra, divenute per necessità protagoniste di compiti pubblici (ricostruzione politica ed economica della nazione), hanno cominciato a sviluppare una coscienza critica del proprio ruolo nella società, della percezione di sé e del proprio corpo prendendo coscienza di essere donne non solo dal punto di vista biologico ma anche secondo modelli dipendenti dalla cultura sociale e secondo una educazione funzionale ad una società governata da maschi. Nascono da qui una serie di rivendicazioni, quali l’uguaglianza sociale tra uomini e donne con parità di diritti e doveri, il riconoscimento di essere altro dall’ uomo ma soprattutto la presa di coscienza che l’identità sessuale non è un semplice dato biologico, ma un insieme di condizioni fisiche, ormonali e genetiche che vengono sperimentate e interpretate dentro un contesto storico-culturale.

Emerge così l’elaborazione della categoria di gender, che riassume il complesso di condizioni in cui si genera l’identità sessuale e che, mettendo in discussione le semplificazioni maschio-femmina riferite esclusivamente al sesso biologico, fa dell’identità sessuale un processo dinamico e aperto che necessita di dinamiche di inclusione e non di esclusione per quei soggetti che non hanno una chiara identificazione biologica o percettiva della loro identità sessuale, nella convinzione che è la società che consente la costruzione dell’identità sessuale. Il sesso, dunque, non è più solo quello che ci identifica biologicamente (conformazione fisica, organi sessuali, caratteristiche ormonali, genetica cellulare) ma anche quello che viviamo e sperimentiamo nelle relazioni socialmente rilevanti.

Se le differenze tra l’uomo e la donna non sono legate (a parte la conformazione fisica) solo ad un dato di natura, ma sono costruzioni culturali derivanti dai ruoli e da stereotipi socio – culturali , prende rilevanza la cosiddetta decostruzione del gender secondo la libera autodeterminazione dell’individuo; ciascuno può sentirsi legittimato ad uscire dagli schemi culturali e rivendicare il diritto di inventarsi e/o variare la propria identità di genere.

Chi non ha mai sperimentato la problematicità della propria identità sessuale può far fatica ad accettare le logiche di queste analisi, che spesso si colorano di elementi ideologici e si manifestano in contrapposizioni a priori, impedendo di riconoscervi quella che Cristina Simonelli definisce invece come istanza etica (Il Regno-Documenti, gennaio 2015 – StPat, 62, 2015).

Potremmo dunque chiederci: cosa è buono e quale maggiore consapevolezza della complessità dell’essere umano possiamo ricavare da questi percorsi di riflessione? E come li rileggiamo alla luce del messaggio evangelico? Vengono in mente l’incontro di Gesù con l’adultera e quello con la Samaritana, in cui il contesto sociale, i suoi modelli e le sue regole sono abbastanza relativizzati dal comportamento di Gesù, fino spesso a trasgredirli. Lui, a rischio di scandalo, in genere non si preoccupa di assecondare i benpensanti del tempo, ma piuttosto di offrire ai suoi interlocutori lo spazio dell’accoglienza, del dialogo e del riconoscimento.

Grazia, MdI, Medico